postato da dakanama alle ore 09:36
martedì, 06 marzo 2007
Stanotte ho sognato di essere me.
Ci sono due me dentro un solo corpo che lottano. L'una vuole prevalicare l'altra.
L'una sa che l'altra significherebbe la sua "morte".
L'una sa che l'altra non tornerà mai indietro.
Finora, una guerra senza esclusione di colpi in cui, io,
mi ritrovo tra le due me, senza sapere da quale parte schierarmi.
Battaglie paritarie.
Un'altra battaglia in atto.
Attendo l'esito riportando sul mio corpo,
le ferite inferte.
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riflessioni, la mia vita, sofferenza sul corpo
postato da dakanama alle ore 10:47
lunedì, 05 marzo 2007
Sorridere e piangere,
vivere e morire,
parlare e star in silenzio,
urlare e dormire,
amare e odiare,
lei ed io.
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scarabocchiando
postato da dakanama alle ore 11:02
sabato, 03 marzo 2007
Nessuno vive perchè lo vuole, ma una volta che vive lo deve volere
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citazioni
postato da dakanama alle ore 10:33
sabato, 03 marzo 2007
Aprire gli occhi stamattina,
e scoprire che non era stata la sveglia a destarmi,
ma la mia volontà.
Perchè dopo parecchi giorni
son riuscita a dormire, tranquillamente.
Aprire gli occhi stamattina,
e pensare che ero contenta
che mi fosse stata impedita la stupidaggine
più grande della mia vita.
C'era ancora nervosismo,
c'era ancora paura,
c'era ancora dolore,
c'era ancora solitudine...
ma c'era anche un piccolo raggio di sole
sul mio letto.
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riflessioni
postato da dakanama alle ore 12:50
venerdì, 02 marzo 2007
Ora che sarò un po' sola
Tra il lavoro e le lenzuola
Presto dimmi tu come farò ?
Ora che tutto va a caso
Ora non sono più un peso
Dimmi quali scuse inventerò ?
Inventerò che non ho tempo
Inventerò che tutto è spento
Inventerò che ora mi amo un po' di più
Inventerò che ora son forte
E chiuderò tutte le porte
Ridendo troverò una scusa
Una in più..
[..]
Qualche cosa mi consola
Con gli amici il tempo vola
Ma qualcosa che non torna c' è
C' è che ho freddo e non mi copro
C' è che tanto prima o dopo
Convincendomi ci crederò
[..]
E il mio ricordo ti verrà a trovare quando starai troppo male
Quando invece starai bene resterò a guardare
Perché ciò che ho sempre chiesto al cielo
È che questa vita ti donasse gioia e amore vero
[..]
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la mia canzone ora
postato da dakanama alle ore 10:04
venerdì, 02 marzo 2007
Seduta su quella piccola spiaggia guardava il mare con le sue onde pigre, i suoi rumori dovuti ad un pescatore poco lontano che, chissà spinto da cosa, aveva deciso di passare lì l’intera notte. Non le sfuggivano gli sguardi che quest’ultimo ogni tanto le lanciava. Inizialmente aveva avuto timore di quell’osservazione così attenta, come se un innocuo pescatore con cappello a fesa larga e stivali di gomma verdi, potesse trasformarsi in uno stupratore notturno. Poi, dai suoi borbotii, dai suoi gesti, aveva compreso che lo scopo di quegli sguardi era solo controllare che non si avvicinasse troppo alla battigia o, peggio, che non entrasse in acqua. Avrebbe spaventato i suoi adorati pesci. Non avrebbe mai creduto di ritrovarsi lì, a quell’ora, con indosso il suo vestito migliore. Le scarpe abbandonate lungo il viottolo che conduce alla spiaggia. Le stelle, la luna piena che, beffarda, sembrava voler incombere sul mondo e ridere di lei. Il pescatore poco lontano, seduto sulla sua seggiola troppo piccola per il suo sederone di uomo ingrassato dai manicaretti che sua moglie deve aver preparato negli ultimi ventenni. Il pescatore che, in quel suo controllarne ogni movimento, le ricordava suo padre che, quando era bambina, la guardava dalla veranda della loro casa di campagna, mentre giocava ad essere McGyver. Non più solo un semplice pescatore per lei che ricorderà quella notte per tutta la vita, ma un amico che accompagnava i suoi pensieri peggiori. Una domanda nella mente a cui non riusciva a dare risposta: “Perché proprio stanotte?”. Quante notti passate su quella spiaggia in completa solitudine. Ma non quella. Quanto le ci era voluto a trovare il coraggio di percorrere quella strada con la sua capigliatura preferita e il pendente d’oro bianco di sua nonna. Quanto le ci era voluto per decidere che era inutile aspettare ancora, che era il momento di farla finita, di riconsegnare il suo corpo al mare. Perché proprio quella notte, una presenza ad impedirle ciò che desiderava di più al mondo?
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i miei racconti brevi
postato da dakanama alle ore 08:43
venerdì, 02 marzo 2007
Ero sul mio letto.
Da sola. Tapparella abbassata. Occhi chiusi. Le ginocchia al petto, le braccia a circondare le gambe. Lacrime silenziose sulle mie guance, ferme sulla mia palle bianca. Troppo bianca, a causa dei giorni (ancora pochi) di digiuno.
Mia madre è entrata nella mia stanza. La sua mano sulla mia guancia. Ho aperto gli occhi e l'ho guardata.
I nostri sguardi si sono detti ciò che le parole non avrebbero potuto dire. Sul suo viso la meraviglia nello scorgere la mia "disperazione", la mia tristezza, la mia voglia di non vivere. La meraviglia di rendersi conto che non trovavo pace, non trovavo la voglia, non trovavo il motivo. Una lacrima sulla sua guancia. La sua bocca si muoveva ma nessun suono riuscivo a sentir.
A quel punto mi sono svegliata. C'era la tapparella chiusa, c'era la solitudine, c'erano le ginocchia al petto, c'erano le lacrime sulle guance.
Non c'era mia madre.
FOrse, se il suo "problema" non la costringesse a vivere in un mondo tutto suo, fatto di pensieri e parole che non hanno significato per il resto del mondo, mi accarezzerebbe davvero. Forse si renderebbe conto, forse mi vorrebbe bene. Forse.
Resta il fatto che son rimasta lì. Al buio.
Ho pianto finchè non ho sentito i passi di mio padre in corridoio. Mi sono sforzata di smettere per non farmi sentire.
Si preoccuperebbe.
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la mia vita
postato da dakanama alle ore 17:12
giovedì, 01 marzo 2007
Il mare d'inverno
è solo un film in bianco e nero
visto alla tv
e verso l'interno
qualche nuvola dal cileco
che si butta giù
sabbia bagnata
una lettera che
il vento sta portando via
punti invisibili
rincorsi dai cani
stanche parabole di vecchi gabbiani
e io che rimango qui sola
a cercare un caffè
il mare d'inverno
è un concetto che il pensiero non considera
è poco moderno
è qualcosa che nessuno mai desidera
alberghi chiusi
manifesti già sbiaditi di pubblicità
macchine tracciano solchi su strade
dove la pioggia
d'estate non cade
e io che non riesco
nemmeno a parlare con me
Mare mare
qui non viene mai nessuno
a trascinarmi via
mare mare
qui non viene mai nessuno
a farci compagnia
Mare mare
non ti posso guardare così
perchè questo vento
agita anche me
questo vento agita anche me...
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la mia canzone ora
postato da dakanama alle ore 14:52
giovedì, 01 marzo 2007
Io sono...
...delusione
Io sono...
...dolore
Io sono...
...egoismo
Io sono...
...incapacità d'amare
Io sono...
...progetti lasciati a metà
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la mia vita
postato da dakanama alle ore 11:02
giovedì, 01 marzo 2007
Perchè ho scelto questo template.
Non è un caso. Potevo sceglierne tanti altri ma questo mi è sembrato quello più significativo per come mi sento. Vorrei sapere chi ha inventato il detto "la fitta è fatta a scale, c'è chi scende e c'è chi sale". Vorrei conoscerlo per dirgli che ha ragione. Ho capito che la vita è una grande scala, di quelle con gradini irregolari. A volte gradoni alti, di quelli che per salirli hai bisogno di arrampicarti. Ma un gradino non è fatto come una parete rocciosa, non hai appigli, non sai dove appoggiarti. Il gradino è liscio. Se cerchi di arrampicarti cadi giù, cadi e ti fai male. Cadi se tenti di salirlo. Puoi anche guardarlo dal basso, sospirare e decidere di non tentare nemmeno. Ora è così che mi sento io. C'è un alto ed enorme gradino di fronte a me. Ed io sono lì sotto. Lo guardo dal basso. Cerco di scorgerne la cima, ma non la vedo. E' troppo alto per me. Non vedo neanche il bordo superiore. Vedo solo la parete liscia che incombe su di me. Io sono lì, con le braccia adagiate lungo i fianchi, immobile.
Senza nessuna voglia di salire perchè se cadessi, non avrei la forza di rialzarmi.
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la mia vita